La partenza e´dietro l´angolo, una parte di me ancora non ci crede che tra pochi giorni i miei piedi calpesteranno un terreno italiano. Da una parte l´immenso piacere di rivedere il mio cane, i miei amici, la "famigghia"; dall´altra una malinconia preventiva che mi assale ogni qualvolta mi penso a Bologna in autunno, ogni qualvolta mi fermo a parlare con altri ragazzi che magari sono solo a meta´del loro viaggio. Ora ricordo gli occhi persi verso il Rio di Thomas, il francese sulla barca per Manaus; quando l´ho conosciuto gli restava una settimana al fronte di un anno in giro per il mondo, per non buttarsi giu´gia´pianificava il suo trasferimento a Barcellona per lavoro nel giro di sei mesi; E cosi´e´per tutta la gente vagabonda che ho inocontrato finora, ognuno con gia´in testa la prossima meta, come i surfisti che da queste parti non terminano di cavalcare un´onda che gia´stanno guardando alla prossima che arriva.
I surfisti... qui a Pipa ce ne sono davvero a decine, tutti sulle loro tavole aspettando l´onda piu adatta ai loro standard. Ieri ho passato tutto il giorno ad osservali mentre si avvitavano tra le increspature dell´acqua, ogni volta tornando al largo con una costanza e una devozione degna di una medaglia. Io non sono attratta da questo genere di sport, mi piace osservarli ma non credo sarei in grado, non penso sia pigrizia: solo attitudine. Ho nuotato coi delfini, questo si´, c´e´una spiaggia in cui i delfini arrivano due volte al giorno a seconda del mare e della marea, all´inizio non ci credevo ma poi, quando una coppia di flipper mi e´saltata a tre metri ho dovuto ricredermi.
Nonostante Pipa sia piu´turistica e piu´trafficata di Jeri, ha un legame con il mare, con le sue creature e i suoi tempi che non ho mai visto da nessuna parte. Quando arrivi la prima cosa che fanno e´ darti in mano la mappa delle spiaggie e gli orari delle maree, alta e bassa, per ogni singolo giorno dell´anno. Non farci caso significa restare bloccato in una spiaggia sull´oceano Atlantico, e qui a Pipa il paesaggio e´ molto piu´aspro rispetto alla costa di Maranhao. Ricorda molto il sud del Portogallo. Palme che si affacciano su rocce a picco sul mare. Onde che possono raggiungere i cinque metri in venti minuti. Ieri pero´ mi sono arrischiata e sono andata in una spiaggia di notte, Praia do Amor; una ragazza che lavora nell´ostello mi ha detto che c´era la festa di compleanno di un suo amico e che avrei dovuto unirmi.
Quella di ieri sera e´stata l´ennesima conferma a quanto diceva il saggio africano: a volte le risposte alle domande che ci facciamo arrivano nel momento in cui cessiamo di cercarle. La domanda era: ma nella costa Brasiliana e´vero che e´tutto un misto tra musica, rituali tribali nella foresta e spiaggie bianche e deserte incontaminate? Risposta: non e´tutto cosi´, ma puo´essere cosi´e quando e´cosi, e´magico, qualcosa che nella tua vita difficilmente ritroverai.
Sono arrivata alla Praia verso le undici, ieri era luna nuova percio´il buio,se non fosse stato per le nuvole piene di umidita´, impediva di distinguere tra cielo e mare. Davanti a me un sentiero di lanterne ricavate da alcune bottiglie di plastica tagliate. Quando arrivo sono un po´imbarazzata, non parlo una parola di portoghese percio´posso solo comunicare in spagnolo, dopo un po´arriva una coppia di raggazze con una bambina che avra´avuto 5 anni. Monatano una tenda vicino ai due ombrelloni bianchi che proteggono il mixer , la chitarra e il tamburo. In sottofondo musica di dijiridoo e djambe´. Arriva Wilson il festeggiato: "Ciao io sono Wilson, questa e´la mia festa di compleanno, siete arrivati un po´presto, comunque tra poco si mangia, nel frattempo se volete prendere una birra o una caipirinha, fate pure come se foste a casa vostra. Solo cercate di stare attorno al fuoco. Qui attorno e´pieno di uova di tartatarughe marine e anche se non e´stagione e´sempre meglio evitare di distruggere eventuali buchi dove depositano". Wilson mi parla in brasiliano ma facendo attenzione a scandire bene le parole, poi mi presenta ad un ragazzo, li´per li´non faccio caso alla sua vena folle ma noto che in un lobo, al posto di un orecchino ha infilato una piuma di traverso, come usano alcuni indigeni dell´Amazzonia.
Il ragazzo mi guarda e mi chiede se voglio una caipirinha, io annuisco e lui mi fa cenno di seguirlo dirigendosi verso la foresta che si inerpica sulle pareti della spiaggia. Forse alcuni potrebbero pensare che e´inprudente seguire uno sconosciuto in un bosco in Brasile, ma uno nella vita va anche a sensazioni e questo tipo era strano ma non cattivo. Ho fatto bene perche´lo spettacolo che mi sono trovata davanti era degno di un racconto. Dopo aver camminato per cinque minuti nel sentiero buio, con solo la sua ruvida mano nera come guida ho intravisto delle luci, ed ecco che inaspettatamente mi sono ritrovata in un rifugio segreto, fatto da un tetto di paglia, una piccola cucina economica, un frigorifero. Alcune assi di legno e lavagna erano state tagliate per ricavare un piano d´appoggio alto quanto un angolo bar. I ceppi delle radici secche delle piante della zona, che sembrano delle mani in attesa della carita´, utilizzati come porta utenisili. Una panca, alcuni sgabelli e una doccia all´aperto. Il ragazzo e´troppo fuori per poter parlare lento ma reisco comunque a capire qualcosa. Questo e´il suo rifugio perche lui e´il guardiano della spiaggia chesi trova in un'area protetta del ministero dell´ámbiente. Il governo invece che pagare la forestale paga lui ma soprattutto gli consente di vivere li´in mezzo al bosco, a patto che lui si assicuri che nessuno deturpi la zona.
Si mette a tagliare un cocco e mi chiede di prendere il ghiaccio dal frigo, assisto alla preparazione del cocktail piu´assurdo del mia vita attonita, grata per essere in quel posto in quel momento. Acier, cosi´si chiama il ragazzo, si ferma di colpo. Mi guarda dritto negli occhie e mi dice: ti faccio un regalo. Prende una candela e qualcosa da una cesta di paglia e mi chiede di seguirlo. Camminiamo qualche metro ancora nel bosco e arriviamo ad un altare. Gli accendo la candela, lui la ripone sulla pietra ed e´allora che noto qualcosa di veramente strano: due ciotole piene di pop corn. Acier mi prende le mani e mi dice che questi tre semi che mi sta donando sono come la lampada di aladino; di notte per tre volte, posso esprimere tre desideri e aspettare che si avverino. Dopo di che devo donare quei tre semi ad un altra persona. E´una follia per molti, per lui no, come non e´folle chinare il capo davanti alla candela che illumina i pop-corn e dire grazie prima di congedarsi da quel luogo.
Quando torniamo alla cucina nascosta arrivano le due ragazze della tenda, sono assieme a Wilson che prontamente chiede ad Acier di fare un cocktail anche per loro mentre lui rolla una canna di erba. I cocktails ci vengono serviti in una mezza noce di cocco, a noi ragazze Acier aggiunge anche una mezza fetta dárancia e un fiore. E´forte, molto forte, ma il latte che ha aggiunto serve a mitigare la vodka. E´una situazione surreale, io e le due ragazze argentine continuiamo a guardarci incredule, come a dire: che spettacolo. Finito di fumare, Acier mi prende il cocktail e lo da in mano ad una delle altre due ragazze, gli servo per portare alla festa una pentola piena di riso e pesce che lui ha cucinato. Cosi´eccomi li´, che attraversavo il sentiero nel bosco con una pentola bollente in mano, ad una festa di sconosciuti alla quale ero arrivata da meno di un´ora.
Il resto e´la storia di una festa splendida su una spiaggia a Pipa, con una tavola da surf impiantata nella sabbia a segnalarla, musica reggae, caipirinhas, stelle ed erba. Non mi sono trattenuta piu´che tanto, davvero non conoscevo nessuno e in parte non volevo abusare del Fato che era gia´stato abbastanza gentile da avermi fatto vedere qualcosa che la gente che viene a Pipa non vede.
Quasi sono tentata a non metter piu´il naso fuori fino alla mia partenza per ritornare con il ricordo immacolato di quella che e´stata decisamente la sera piu´assurda vissuta finora in questo paese. E poi ho altro a cui pensare, tre desideri, con la certezza che si avvereranno in maniera indelebile. Sembra una stupidaggine ma provate a pensare a tre cose che siete sicuri di desiderare, ora e sempre, nella vostra vita.
http://www.youtube.com/watch?v=usksH8B07do
venerdì 17 agosto 2012
martedì 14 agosto 2012
Lost in Jeri, wasted in Fortaleza
Lasciare prima Yahel e poi ora Diane e´stato triste, pero´credo che sia arrivato il momento per me per sperimentare davvero un po´della sensazione di spaesamento che ti da il viaggiare totalmente sola.
Fra sei ore ho l´autobus che viaggera´tutta la notte e mi portera a Praia de Pipa, tutto da rifare, almeno per questi ultimi sei giorni di viaggio. Non so davvero come sara´tornare ad una vita dove tutto e´piu´statico, stabile, familiare.
sabato 11 agosto 2012
Jeri-caipi-shaky
Dopo una notte in un squallido motel davanti alla Rodoviaria di Paranaiba sono approdata a Jeri, piccolo villaggio sulla costa attorniato da dune. Niente a che vedere con la purezza di Lençois ma ugualmente un posto magico dove comunque ci si può godere metri di spiaggia deserti. Ho trovato una pousada gestita da una buffa ragazza tedesca che ha sub-affittato il villino da un tale di Barcelona; e'una piccola comune, ognuno dà una mano, tutti i muri sono dipinti da lei con farfalle e fiori, amache dovunque. Angela, così si chiama la ragazza, mi ha chiesto se voglio stare qui e dare un mano in cambio dell'alloggio gratis e un pasto. Ci sto pensando, il Brasile e' molto piu' caro di quello che mi aspettavo e ho deciso di fermarmi un paio di giorni in più' qui, per fare il viaggio fino a Fortaleza con Diane, la ragazza olandese con la quale sto viaggiando. Così la proposta di Angela cade a fagiuolo.
Qui si sta bene, la brezza dell'Atlantico rinfresca ventiquattro ore su ventiquattro e ogni sera, al tramonto, c'è una roda di capoeira sulla spiaggia, è capoeira regional dove l'arte marziale è visibile ad occhio nudo.
I tempi sono più' rilassati, si esce a mezzanotte e si va in quella che chiamiamo caipi-street e che altro non è che un susseguirsi di chiringuitos che fanno ogni genere di shekerato con la frutta. Ho fatto amicizia con una ragazza di New York che fa agopuntura e piano piano mi sto convincendo a provare.
E'strano sono qui da tre giorni ma mi sento già a casa, e' una sensazione nuova dopo tutti questi mesi sempre con la sesazione di essere in prestito, finalmente qui mi sento più a casa come, e capisco quanto le relazioni con le persone con cui convivi il tuo quotidiano influenzino il tuo benessere interiore.
Stasera e'sabato : notte di forro', il ballo di coppia del posto. Sono capaci di andare avanti fino alle sette del mattino, io francamente dopo un po' mi stufo, trovare un ragazzo brasiliano che sia alto almeno quanto me e'praticamente impossibile e percio mi tocca nascondermi in un angolo per evitare che ogni 5 minuti qualcuno venga a chiedermi di ballare.
Ogni modo potrebbe essere l'ultima volta che ho occasione di ballarlo in questo viaggio quindi mi applicherò, chissà magari una caipirinha al melone dal mio barman di fiducia, soprannominato shaky carlos, mi aiutera' ad essere più' sciolta.
Qui si sta bene, la brezza dell'Atlantico rinfresca ventiquattro ore su ventiquattro e ogni sera, al tramonto, c'è una roda di capoeira sulla spiaggia, è capoeira regional dove l'arte marziale è visibile ad occhio nudo.
I tempi sono più' rilassati, si esce a mezzanotte e si va in quella che chiamiamo caipi-street e che altro non è che un susseguirsi di chiringuitos che fanno ogni genere di shekerato con la frutta. Ho fatto amicizia con una ragazza di New York che fa agopuntura e piano piano mi sto convincendo a provare.
E'strano sono qui da tre giorni ma mi sento già a casa, e' una sensazione nuova dopo tutti questi mesi sempre con la sesazione di essere in prestito, finalmente qui mi sento più a casa come, e capisco quanto le relazioni con le persone con cui convivi il tuo quotidiano influenzino il tuo benessere interiore.
Stasera e'sabato : notte di forro', il ballo di coppia del posto. Sono capaci di andare avanti fino alle sette del mattino, io francamente dopo un po' mi stufo, trovare un ragazzo brasiliano che sia alto almeno quanto me e'praticamente impossibile e percio mi tocca nascondermi in un angolo per evitare che ogni 5 minuti qualcuno venga a chiedermi di ballare.
Ogni modo potrebbe essere l'ultima volta che ho occasione di ballarlo in questo viaggio quindi mi applicherò, chissà magari una caipirinha al melone dal mio barman di fiducia, soprannominato shaky carlos, mi aiutera' ad essere più' sciolta.
martedì 7 agosto 2012
da Saõ Luis a Lençois Maranhenses
Questo viaggio sta continuando con una rapidita´che mi terrorizza. A volte cerco di spegnere il faro del signor futuro che come un tarlo inizia a forarmi la coscienza in cerca di risposte. Ci sono luoghi come Saõ Luis dove farlo e´semplice, una piccola Barcelona sull´Atlantico che ogni sera offre uno spettacolo diverso e dove la gente la si conosce con una facilità imbarazzante. E' in citta´come queste che capita che conosci i tuoi futuri compagni di viaggio in un ostello, come le due ragazze che mi hanno seguito fino alla riserva naturale, oppure che i musicisti reggae ti fermino per strada per proporti di andare a questo piuttosto che quel concerto il giorno successivo. Tutto scorre; tutto, volendo, ti dà modo di non pensare.
Poi pero´arriva il momento della despedida e le cose, si sà, hanno il loro perche´. Percio´ti ritrovi in uno di quei posti che l´uomo non ha ancora plasmato seconodo le sue necessità eccessive. Dove non esiste asfalto ma solo sabbia, palme e stelle. In questi posti il faro si accende con un bagliore quasi acciecante, e sempre in questi posti ti può capitare di ritrovarti a camminare per tre ore sulla riva di una spiaggia deserta. A pensare ad ogni affondare dei piedi nella sabbia fangosa che cosa vuoi essere.
Sei sola, attorno a te non c'è nessuno, né compagni di viaggio, né turisti, né locali: solo tu e l'ombra che precede chi cammina la mattina verso nord ovest. In quei momenti puoi dirti che vorresti solo poter continuare a viaggiare e a scrivere; puoi ammettere a te stessa che credi di non farcela perché in fondo non sei così brava. Mentre l'acqua si alza e ti appoggi la borsa sulla testa per passare tra le mangrovie pensi che non vorresti sentirti in colpa per questo, per non essere dentro gli schemi, per avere quasi 27 anni e non sapere cosa voler fare da grande, perche´non hai fatto ingegneria, non hai fatto medicina, non hai scelto perché sentivi la pressione di doverlo fare.
Le mangrovie si diradano e ti ritrovi in un sentiero tra l'erba arida, davanti a te si aprono delle colline di sabbia e ti accorgi che nel mentre pensavi, tu sola, sei comunque arrivata al deserto. Al cuore di quel parco, senza una mappa, solo andando dove le gambe ti portavano.
Continuo ad ignorare quello che la natura mi sta dicendo."Vorrei avere le palle", mi dico mentre mi avvicino alla sabbia bianchissima che crea le dune, vorrei avere le palle per fare come ha fatto Marco, che in questo posto ha aperto un a Pousada e una scuola di kite. Vorrei avere le palle per riuscire a fare quello che voglio fare, sbattendomene del fatto che per soppravvivere forse dovrò servire ai tavoli.
Cammino ed i piedi non affondano nei granelli di sabbia come mi sarei aspettata, le dune sono solide, forti più della spiaggia che mi ci ha portato. Arrivo in cima e mi siedo, ma una volta che appoggio il sedere mi rendo conto che la sabbia che arriva negli occhi mi costringe a strizzarli e a ridurre la visuale del paradiso che ho davanti.
"Non ha senso fare tutta questa strada per poi sedersi", ero in cima ad una duna nel deserto che si affaccia sull´Atlantico. Cosi mi sono alzata, ho aperto le braccia, ho dato le spalle al vento ed ho iniziato a guardare. E più guardavo e più sentivo viva. La testa era vuota, non c'erano voci che comandavano pensieri, non mi vedevo da fuori: ero libera.
Forse il mio essere "nomade", come dice la mia psicologa, è anche un tentativo costante di sfuggire agli schemi sociali, alle loro etichettature. Sono tante le cose che vorrei fare nella mia vita, e forse alcune riuscirei a farle anche bene, so che sarei una buona mamma, so che sarei una buona coordinatrice di progetto, so che so amare con tutta me stessa, so che l'incomunicabilità del dolore che mi provocano certe cose mi fa scrivere di pugno e arrivare a chi mi circonda. Ma non ho lo slancio per dare a queste cose una sequenza. Per questo preferisco vivere alla giornata e al momento. La Colombia, tutto questo viaggio sono nati da questo tipo di condotta di vita.
In piedi sulla duna rifletto ad alta voce come al mio solito, mi accorgo che parlo spagnolo, che penso inglese e che sento in italiano. Mi lascio rotolare giù dalla collina di sabbia come quando da bambina le cose a casa andavano male e salivo sulla cima dell' albero per guardare le Due Torri che spuntavano tra i tetti, poi risalivo il prato della scuola materna e facevo i ruzzoloni.
Come dice Anna Politkovskaia: ¨la vita e´piu´complessa delle parole che cercano di spiegarala".
Poi pero´arriva il momento della despedida e le cose, si sà, hanno il loro perche´. Percio´ti ritrovi in uno di quei posti che l´uomo non ha ancora plasmato seconodo le sue necessità eccessive. Dove non esiste asfalto ma solo sabbia, palme e stelle. In questi posti il faro si accende con un bagliore quasi acciecante, e sempre in questi posti ti può capitare di ritrovarti a camminare per tre ore sulla riva di una spiaggia deserta. A pensare ad ogni affondare dei piedi nella sabbia fangosa che cosa vuoi essere.
Le mangrovie si diradano e ti ritrovi in un sentiero tra l'erba arida, davanti a te si aprono delle colline di sabbia e ti accorgi che nel mentre pensavi, tu sola, sei comunque arrivata al deserto. Al cuore di quel parco, senza una mappa, solo andando dove le gambe ti portavano.
Continuo ad ignorare quello che la natura mi sta dicendo."Vorrei avere le palle", mi dico mentre mi avvicino alla sabbia bianchissima che crea le dune, vorrei avere le palle per fare come ha fatto Marco, che in questo posto ha aperto un a Pousada e una scuola di kite. Vorrei avere le palle per riuscire a fare quello che voglio fare, sbattendomene del fatto che per soppravvivere forse dovrò servire ai tavoli.
Cammino ed i piedi non affondano nei granelli di sabbia come mi sarei aspettata, le dune sono solide, forti più della spiaggia che mi ci ha portato. Arrivo in cima e mi siedo, ma una volta che appoggio il sedere mi rendo conto che la sabbia che arriva negli occhi mi costringe a strizzarli e a ridurre la visuale del paradiso che ho davanti.
"Non ha senso fare tutta questa strada per poi sedersi", ero in cima ad una duna nel deserto che si affaccia sull´Atlantico. Cosi mi sono alzata, ho aperto le braccia, ho dato le spalle al vento ed ho iniziato a guardare. E più guardavo e più sentivo viva. La testa era vuota, non c'erano voci che comandavano pensieri, non mi vedevo da fuori: ero libera.
Forse il mio essere "nomade", come dice la mia psicologa, è anche un tentativo costante di sfuggire agli schemi sociali, alle loro etichettature. Sono tante le cose che vorrei fare nella mia vita, e forse alcune riuscirei a farle anche bene, so che sarei una buona mamma, so che sarei una buona coordinatrice di progetto, so che so amare con tutta me stessa, so che l'incomunicabilità del dolore che mi provocano certe cose mi fa scrivere di pugno e arrivare a chi mi circonda. Ma non ho lo slancio per dare a queste cose una sequenza. Per questo preferisco vivere alla giornata e al momento. La Colombia, tutto questo viaggio sono nati da questo tipo di condotta di vita.
In piedi sulla duna rifletto ad alta voce come al mio solito, mi accorgo che parlo spagnolo, che penso inglese e che sento in italiano. Mi lascio rotolare giù dalla collina di sabbia come quando da bambina le cose a casa andavano male e salivo sulla cima dell' albero per guardare le Due Torri che spuntavano tra i tetti, poi risalivo il prato della scuola materna e facevo i ruzzoloni.
Come dice Anna Politkovskaia: ¨la vita e´piu´complessa delle parole che cercano di spiegarala".
mercoledì 1 agosto 2012
Sempre tem jeito
"Ma dai questo e´un Ipod touch?""Eh si"
"E fa le foto?"
"Si"
"Fa vedere?"
(....)
"Ah che bello, ne faccio una?"
"Bho come vuoi"
Dialogo con Omolo il mio vicino di pc.
Uomo con occhiale (foto a dx).
Alla fine sono gia´ approdata a Saõ Luis de Maranhao. Avrei dovuto fermarmi una notte a Belem ma arrivata alla stazione degli autobus ho scoperto che ce ne era uno che partiva la notte stessa ed ho deciso di lanciarmici. Onestamente non vedevo l'ora di arrivare qui ed avvicinarmi il più possibile all'oceano.
Al porto ho trovato uno splendido e caoticissimo mercato all´aperto ed una serie di graffiti belli mimetizzati tra le pareti rovinate. Per il resto le strade erano stipate di gente e bancarelle di vestiti e costumi da bagno, sempre più kitsh, sempre più sgambati. Notevoli una serie di sexy shop che proponevano uno splendido completino intimo da Ape Maya; mi sono immaginata la faccia di un uomo italiano che va a pagamento con una di queste splendide e altissime signorine che si vedono agli incroci, salvo poi sentirsi dire: "E adesso tiro fuori il pungiglione". L´ho detta a Fra, non l`ha capita. Voi si vero?
Toccherà conoscere un po´di gente qui all´ostello e vedere se ho fortuna come nella settimana passata nell´incontrare persone con cui mi trovo bene e che son sulla mia stessa lunghezza d'onda.
Viaggiare comunque e´anche questo, conoscere persone nuove con le quali fare un pezzo di strada assieme, il sogno sarebbe riuscire ad incontrare qualcuno che va in direzione del Parco Naturale Lençois Maranhenses. Il viaggio fino a là dura due giorni, e sei in mezzo al deserto di dune intervallato solo da qualche villaggio percio´essere in buona compagnia aiuterebbe.
Chissa´se dovra´essere sara´. Altrimenti, come dicono qui: Sempre tem jeito! (Cé´sempre un modo).
lunedì 30 luglio 2012
Hostal Manaus
Stanotte prendo un aereo e vado a Belem, il tempo qui a Manaus è volato ed è stato di un intensità incredibile.
L´altra sera alla fine sono andata a quella festa di brasiliani ed e´stato assurdo: se un gruppo di 6 persone straniere si presentasse ad una festa in Italia senza conoscere nessun credo che come minimo verrebbe scrutato da testa a piedi e che difficilmente sarebbero stati messi a loro agio come è successo a me.
Era un villa mezza distrutta in un quartiere residenziale di Manaus costituito per lo piu´da compounds; nel giardino avevano messo delle lanterne di carta e allestito un palco. Tutta la notte fino alle sei di mattino hanno suonato musica rock internazionale.
All´inizio mi sentivo come un pesce fuor d´acqua, ero li´con due svizzere super fricchettone, un peruviano di nome Diego che è all'ostello da 3 settimane, un gallese di 39 anni fuori come un melone ma simpaticissimo. Li osservavo e da solita paranoica ho iniziato a pensare che ognuno di loro aveva la sua dimensione, tranne io. Un po' non parlare la lingua, un po´perche´era la prima volta che vedevo tanta gente in festa dopo mesi, mi sentivo rintronata. Diciamo che la Caipirinha ha aiutato a sciogliermi. Alle sette del mattino eravamo tutti perfettamente integrati, troppo forse, dato che Carl il gallese ha preso il microfono e si e´messo a cantare Sunday Blody Sunday degli U2 con un intensità´che sembrava dovesse morire domani.
sul tetto della casa c'era una sorta di capannone abusivo dove tenevano i vecchi arredamenti di un locale. Quando è spuntato il sole eravamo seduti con l'ultima birra che guardavamo i tetti della periferia. Mi sono detta che ero felice di aver seguito il mio istinto.
Quella di ieri è stata una giornata strana, nella quale la mia testa cercava conferme di qualsiasi genere e il mio corpo necessitava di riprendersi dalla resaca: spiaggia del Rio Negro. Lì, in questa sorta di Miami fluviale, ho avuto la prima conferma: il 90% delle tipe brasiliane porta il perizoma filo interdentale.
E' stato abbastanza umiliante mettersi in costume data la mia abbronzatura da tedesca con segni delle canotte, spalle e braccia nere, culo e gambe mozzarella. Una volta che ci siamo ripresi a suon di litri di acqua di cocco, alla sera siamo stati ad un concerto di musica reggae in un centro sociale molto carino e, finalmente, ho ballato un po' di reggae e conosciuto dei ragazzi e delle ragazze brasiliani. Seconda conferma del giorno: il 90% dei brasiliani e delle brasiliane sa come ballare, cosa che per noi europei è frustrante. Con me c'erano il mio collega italiano, l´amico messicano conosciuto a Leticia e Carl: il messicano ha tirato fuori tutta la sua esperianza da ex-festaiolo e ogni modo essendo latinoamericano se la cavava, Carl girava tutto il tempo con la sua inseparabile birra fingendo di capire quello che la gente gli diceva in brasiliano, poi guardavi l´italiano e lo vedevi lì, contro-tempo, agitare il polso all'aria.
Sono salita sul balcone della casetta occupata a fumare una sigaretta. Guardavo la gente passare per strada, i bambini che facevano da palo agli spacciatori, i ragazzi che si bevevano una birra fuori dall'entrata. Mi aggrappavo a qualsiasi cosa per evitare di andare lì con la testa.
Lì è a quella mattina, quando uscendo dalla doccia che dava sul salone dell'ostello mi sono trovata davanti Thomas. A lui che mi dice che sarebbe stato lì fino alla sera alle undici perchè poi aveva il volo per Rio. A lui che al mio rientro dalla spiaggia si ferma con me in terrazza, si fa raccontare della festa e mi parla, mi parla con gli occhi. La mia testa continua ad a quel momento, prima di andare al centro sociale quando sono passata a salutare le ragazze austriache che erano sul tetto ad ascoltare musica, lo trovo lì che gioca a dadi con la sua ragazza. Poi quando lei l'ha lasciato solo per andare su internet mi sono avvicinata. "Sto andando ad una festa in un centro sociale qui vicino, vuoi venire?""Non posso devo stare vicino ai bagagli perchè non fanno servizio di deposito". Quel momento in cui ho capito tutto: non era vero che erano in quell'ostello per necessità reale, né per caso."Non mi dispiaceva l'idea di vederti...","E' meglio che vado, non vorrei che Maggie si arrabbiasse".Ci siamo sorrisi. Non un bacio, non un accenno allo scambiarsi un contatto per rivedersi. In quel momento ero in piedi sulle scale che lo guardavo, per la prima volta ci osservavamo in un posto che non era la barca. Eravamo splendidi. Eravamo due persone che si erano trovate. E' incredibile quanto un addio avesse la carica emotiva e sensuale di un primo incontro, ma d'altronde nulla di quello che sentivo per lui aveva senso. "Chissà, magari in un'altra vita...", mi dice facendo il tipico sorriso da furbo che sa che dall'altra parte hanno alzato bandiera bianca. Abbasso gli occhi,"Lo spero, lo spero veramente". Avrei potuto rimanere in ostello, passare con lui ancora qualche ora, ma che senso aveva rovinare quell'immagine, quel momento.
Domani si riparte. Prossima tappa Belem.
L´altra sera alla fine sono andata a quella festa di brasiliani ed e´stato assurdo: se un gruppo di 6 persone straniere si presentasse ad una festa in Italia senza conoscere nessun credo che come minimo verrebbe scrutato da testa a piedi e che difficilmente sarebbero stati messi a loro agio come è successo a me.
Era un villa mezza distrutta in un quartiere residenziale di Manaus costituito per lo piu´da compounds; nel giardino avevano messo delle lanterne di carta e allestito un palco. Tutta la notte fino alle sei di mattino hanno suonato musica rock internazionale.All´inizio mi sentivo come un pesce fuor d´acqua, ero li´con due svizzere super fricchettone, un peruviano di nome Diego che è all'ostello da 3 settimane, un gallese di 39 anni fuori come un melone ma simpaticissimo. Li osservavo e da solita paranoica ho iniziato a pensare che ognuno di loro aveva la sua dimensione, tranne io. Un po' non parlare la lingua, un po´perche´era la prima volta che vedevo tanta gente in festa dopo mesi, mi sentivo rintronata. Diciamo che la Caipirinha ha aiutato a sciogliermi. Alle sette del mattino eravamo tutti perfettamente integrati, troppo forse, dato che Carl il gallese ha preso il microfono e si e´messo a cantare Sunday Blody Sunday degli U2 con un intensità´che sembrava dovesse morire domani.
sul tetto della casa c'era una sorta di capannone abusivo dove tenevano i vecchi arredamenti di un locale. Quando è spuntato il sole eravamo seduti con l'ultima birra che guardavamo i tetti della periferia. Mi sono detta che ero felice di aver seguito il mio istinto.
Quella di ieri è stata una giornata strana, nella quale la mia testa cercava conferme di qualsiasi genere e il mio corpo necessitava di riprendersi dalla resaca: spiaggia del Rio Negro. Lì, in questa sorta di Miami fluviale, ho avuto la prima conferma: il 90% delle tipe brasiliane porta il perizoma filo interdentale.
E' stato abbastanza umiliante mettersi in costume data la mia abbronzatura da tedesca con segni delle canotte, spalle e braccia nere, culo e gambe mozzarella. Una volta che ci siamo ripresi a suon di litri di acqua di cocco, alla sera siamo stati ad un concerto di musica reggae in un centro sociale molto carino e, finalmente, ho ballato un po' di reggae e conosciuto dei ragazzi e delle ragazze brasiliani. Seconda conferma del giorno: il 90% dei brasiliani e delle brasiliane sa come ballare, cosa che per noi europei è frustrante. Con me c'erano il mio collega italiano, l´amico messicano conosciuto a Leticia e Carl: il messicano ha tirato fuori tutta la sua esperianza da ex-festaiolo e ogni modo essendo latinoamericano se la cavava, Carl girava tutto il tempo con la sua inseparabile birra fingendo di capire quello che la gente gli diceva in brasiliano, poi guardavi l´italiano e lo vedevi lì, contro-tempo, agitare il polso all'aria.
Sono salita sul balcone della casetta occupata a fumare una sigaretta. Guardavo la gente passare per strada, i bambini che facevano da palo agli spacciatori, i ragazzi che si bevevano una birra fuori dall'entrata. Mi aggrappavo a qualsiasi cosa per evitare di andare lì con la testa.
Lì è a quella mattina, quando uscendo dalla doccia che dava sul salone dell'ostello mi sono trovata davanti Thomas. A lui che mi dice che sarebbe stato lì fino alla sera alle undici perchè poi aveva il volo per Rio. A lui che al mio rientro dalla spiaggia si ferma con me in terrazza, si fa raccontare della festa e mi parla, mi parla con gli occhi. La mia testa continua ad a quel momento, prima di andare al centro sociale quando sono passata a salutare le ragazze austriache che erano sul tetto ad ascoltare musica, lo trovo lì che gioca a dadi con la sua ragazza. Poi quando lei l'ha lasciato solo per andare su internet mi sono avvicinata. "Sto andando ad una festa in un centro sociale qui vicino, vuoi venire?""Non posso devo stare vicino ai bagagli perchè non fanno servizio di deposito". Quel momento in cui ho capito tutto: non era vero che erano in quell'ostello per necessità reale, né per caso."Non mi dispiaceva l'idea di vederti...","E' meglio che vado, non vorrei che Maggie si arrabbiasse".Ci siamo sorrisi. Non un bacio, non un accenno allo scambiarsi un contatto per rivedersi. In quel momento ero in piedi sulle scale che lo guardavo, per la prima volta ci osservavamo in un posto che non era la barca. Eravamo splendidi. Eravamo due persone che si erano trovate. E' incredibile quanto un addio avesse la carica emotiva e sensuale di un primo incontro, ma d'altronde nulla di quello che sentivo per lui aveva senso. "Chissà, magari in un'altra vita...", mi dice facendo il tipico sorriso da furbo che sa che dall'altra parte hanno alzato bandiera bianca. Abbasso gli occhi,"Lo spero, lo spero veramente". Avrei potuto rimanere in ostello, passare con lui ancora qualche ora, ma che senso aveva rovinare quell'immagine, quel momento.
Domani si riparte. Prossima tappa Belem.
sabato 28 luglio 2012
Down to the river
Alcune persone avrebbero trovato quattro giorni di navigazione sul Rio delle Amazzoni troppo pesanti. Viaggiare su una nave cargo, stipati nelle amache, cibo sempre uguale...io l'ho trovato magnifico.Il modo piu'bello per entrare in Brasile, con Il fiume che sembra un mare che fa da specchio a tramonti psichedelici. Un viaggio del genere o lo odi o lo ami. Le ore sono identiche, la caoticità in alcuni momenti è ingestibile, le persone sono fuori di testa, alle 8 nell'ora di punta sulla poppa della nave vieni impezzato come in piazza santo stefano ai vecchi tempi. I vecchi brasiliani bevono fino a star male giocandosi tutti i soldi a carte; i migranti di tutta l'America del sud ovest che viaggiano in Brasile in cerca di fortuna si passano segreti per tessere al meglio braccialetti o artesania da vendere per strada. Io ho avuto fortuna, ho incontrato alcune persone in viaggio come me con cui condividere quelle situazioni. Sembrerà eccessivo ma 4 giorni su una barca ti portano a dei livelli di confidenza con le persone che puoi non raggiungere con un compagno di corso. C'era Javi lo scroccone colombiano machista che ti guarda e ti dice:"A te ci penso io", con il quale ho passato ore a discutere di parità tra i sessi mentre lui mi faceva la cavigliera. C'era "l'anonimo belga", che sembrava Tanguy del film francese e che era stato designato come prossima vittima delle mire d'affari da Javi. E poi c'era Thomas, un ragazzo francese con il quale ho passato la maggior parte del tempo. Stava chiudendo un viaggio di un anno con la sua compagna Maggie. Le cose non erano andate proprio secondo i piani e così mentre lei passava le ore al piano inferiore a leggere, io e lui ci siamo raccontati dei reciproci viaggi e delle nostre vite. Un giorno io , lui e Javi abbiamo rischiato di rimanere a terra perchè siamo corsi ad uno spaccio di un villaggio per comprare una bottiglia di cachasa. Quella notte io e Thomas siamo rimasti fino alle 4 di mattina a raccontarci aneddoti, a parlare di musica, a guardare il cielo che si annullava nel Rio. Onestamente non mi aspettavo che la persona con la quale mi sarei sentita più in sintonia dopo anni potesse essere un francese fidanzato su una barca in Amazzonia. Il destino ha un grande senso dell'umorismo a volte.Ora sono a Manaus, con me Jorge, un ragazzo messicano di 39 anni, tatuato maya su entrambe le braccia che avevo conosciuto a Tabatinga: fa sorridere vedere come si sia attaccato ai miei piani per la troppa pigrizia di crearsene uno lui. Alcune persone sono così', si lasciano cullare dagli eventi e dalle cose che gli mettono gli altri davanti. Io no, almeno quando viaggio voglio essere padrona delle possibilita' che la vita mi da. Dopo un'ora ero nell'ostello, birra gelida in mano, attorno a me la città che circondava la terrazza dal tetto in legno. Un peruviano e uno svizzero attaccano ad un amplificatore i Fat Freddy's Drop e capisco che sono nel posto giusto. Forse stanotte vado ad una festa a casa di alcuni ragazzi brasiliani, diciamo che seguo quella che in qui chiamano "la buona onda".
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